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Articolo originale
da Il Messaggero
La morte degli Istituti professionali
Sono un insegnante tecnico dell’ I.P.I.A “O. Conti” di Aversa (Ce),
insieme ai miei alunni voglio fare un appello: ai giornalisti, ai
conduttori televisivi, agli artigiani, agli imprenditori, agli istituti
professionali, e soprattutto ai giovani affinché prendano a cuore
questo problema.
Con la morte dell’istruzione professionale, nella vita di tutti i
giorni non esisterà più manodopera specializzata. Con la prima riforma,
Progetto 92, fatta da persone incompetenti nel settore professionale,
l’Italia è rimasta per la maggior parte senza manodopera specializzata.
L’istruzione professionale, prima del Progetto 92, era l’unica scuola a
dare una professione e un lavoro ai nostri ragazzi.
I primi tre anni di qualifica si basavano principalmente sulle materie
tecnico-pratiche mentre il 4° e 5° anno si basava sulle materie
teoriche. Era strutturata in modo perfetto, perché nei primi tre anni
di qualifica, ai ragazzi (che non erano troppo portati per lo studio
teorico) si insegnava una professione e contemporaneamente si
abituavano anche allo studio teorico, e la maggior parte di loro
conseguiva la maturità professionale.
Il Progetto 92 non solo abolì vari indirizzi, ma ridusse drasticamente
le materie tecnico-pratiche su cui si basava l’istruzione
professionale, creando difficoltà ai ragazzi e favorendo la dispersione
scolastica. Sappiamo bene che i ragazzi che si iscrivono al
professionale, perchè principalmente vogliono conseguire una qualifica
e perché sono più portati per le materie pratiche. La riforma 2010, ha
creato un caos enorme, ha soppresso le rimanenti qualifiche dando il
colpo finale all’istruzione professionale.
Quello che mi colpisce di più è l’indifferenza della classe politica,
dei sindacati e della stessa scuola professionale ecc… I politici e i
sindacati parlano tanto dell’inserimento dei ragazzi nel mondo del
lavoro senza preoccuparsi di dar loro alcuna formazione professionale.
La scuola professionale deve:
1) Offrire manodopera specializzata alle piccole e medie imprese.
2) Formare dei piccoli artigiani
3) Formare tecnici
4) Recuperare ragazzi difficili.
Questa riforma vuole invalidare tutto questo e indirizzare i ragazzi
verso l’apprendistato e corsi regionali. Non è così, la scuola deve
farsi carico di questi ragazzi, perché non si può acquisire un mestiere
senza la cultura scolastica e la conoscenza tecnologica! !
Dobbiamo fare delle considerazioni:
1) Ma quante regioni sono in grado di attuare questi corsi; se la
maggior parte sono in crisi economica?
2) Quanti soldi ci vogliono per le attrezzature?
3) Perché questi corsi non devono rimanere agli istituti professionali
che sono già attrezzati?
4) Non era più facile aggiornare i programmi?
Sono un insegnante tecnico di meccanica, dal 1985 dedico la mia vita e
la mia esperienza alla scuola, per la formazione dei ragazzi. Con la
mia esperienza acquisita nel mondo del lavoro prima che entrassi nella
scuola e con l’esperienza acquisita in tutti questi anni, credo di
poter dare un giudizio sulle riforme attuate nel professionale e vi
posso assicurare che hanno fatto danno non solo ai docenti ma
soprattutto ai ragazzi.
Noi italiani siamo molto bravi a sopprimere le cose che funzionano. La
riforma dell’istituto professionale e degli istituti tecnici va fatto
da persone competenti che lavorano nel settore , non da quelli che
stanno seduti dietro la scrivania.
Il mio appello è rivolto:
1) Ai professionali: che non facciano partire questa riforma.
2) Alla televisione: affinché faccia trasmissioni sugli istituti
professionali prima e dopo il progetto 92.
Agrippino Rendine
insegnante
Augusto Coronella
Gennaro Lama
Saverio Avella
Luigi Zaccariello
Giovanni Russo
Raffaele Maiello
Nunzio Lembo
D’Ambra Gennaro
alunni